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...Parole, suoni, fantasmi nella nebbia...

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giovedì, 31 luglio 2008

 Il silenzio, di John Zerzan

Comunemente il silenzio era, a vari gradi, un mezzo per isolare. Ora è l’assenza di silenzio ad operare per rendere vuoto ed isolante il mondo odierno. Le sue riserve sono state invase e svuotate. La macchina avanza a livello globale ed il silenzio è il luogo in fase di ritiro dove il rumore non è ancora penetrato.

La civilizzazione è una cospirazione del rumore, designato a seppellire gli inquietanti silenzi. Wittgenstein, come estimatore del silenzio, comprese lo smarrimento della nostra relazione con il silenzio. L’in-silenzioso presente è un’era in cui l’estensione dell’attenzione si volatilizza, il pensiero critico è in piena erosione e la facoltà di sentire profondamente le esperienze si riduce. Il silenzio, come l’oscurità, è duro da raggiungere; ma la mente e lo spirito hanno bisogno del suo sostegno.

Certo, esistono molti e vari lati del silenzio. Ci sono silenzi imposti o volontari di paura, afflizione, conformità, complicità (per esempio nella formula “Silenzio=Morte” nei confronti dell’Aids) che spesso sono dei modi di essere interconnessi. E la natura è stata progressivamente silenziata, come lo ha documentato Rachel Carson nel profetico Silent Spring (Primavera Silenziosa). Ma la natura non può essere definitivamente zittita e ci vorrebbe tanto per spiegare la ragione per cui alcune/i credono che deve essere distrutta. “C’è stata una riduzione al silenzio della natura, incluso la nostra stessa natura”, decise Heidegger, ed abbiamo bisogno di lasciare questo silenzio, come silenzio, parlare. Dopotutto, tanto spesso, parla tuttora più forte delle parole.

Non ci sarà liberazione degli esseri umani senza la risurrezione del mondo naturale, ed il silenzio è molto pertinente con questa asserzione. Il gran silenzio dell’universo crea un profondo rispetto silente, sul quale meditò il romano Lucrezio nel I sec. A.C:” Anzitutto, contemplate il colore puro e chiaro del cielo, e tutto quel che contiene: le stelle che errano in ogni dove, la luna, il sole e la sua luce con la sua incomparabile lucentezza. Se tutti questi oggetti apparissero ai mortali d’oggi per la prima volta, se apparissero all’improvviso ed inaspettatamente ai loro occhi, cosa potrebbe uno nominare di più meraviglioso che questa totalità, e la cui esistenza l’immaginazione umana avrebbe meno osato concepire?”

Sulla Terra la natura è satura di silenzi. L’alternarsi delle stagioni è il ritmo del silenzio; di notte la quiete scende sul pianeta, anche se ora molto di meno. Le parti della natura assomigliano a grandi riserve del silenzio. La descrizione di Max Picard è piuttosto un poema: “La foresta è simile ad un gran deposito di silenzio al di fuori del quale il silenzio gocciola in un piccolo e lento rivolo e colma l’aria con la sua allegria. La montagna, il lago, i campi, il cielo-tutti sembrano attendere un segno per versare il proprio silenzio sulle cose del rumore nelle città degli uomini.”

Il silenzio “non è la mera assenza di qualcos’altro”. Di fatto, i nostri desideri tendono versa questa dimensione, le sue associazioni ed implicazioni. Dietro agli appelli al silenzio giace il desiderio per un nuovo inizio perfezionale e culturale. Zen insegna che “il silenzio non varia mai…”. Ma il nostro focus può essere affinato se voltiamo le spalle all’universalizzante irrequietezza della tarda modernità. Il silenzio è indubbiamente culturalmente specifico, ed è perciò un’esperienza variamente vissuta. Ciò nondimeno, come argomenta Picard, può confrontarci con “gli inizi originari di tutte le cose”, e presentarci gli oggetti direttamente ed immediatamente. Il silenzio è primario, incitante presenza a se stesso; così è una connessione con il reame dell’origine.

Nella tecnosfera basata sull’industria, la Macchina è quasi riuscita a bandire la quiete. C’è l’esigenza di una storia naturale del silenzio per questa specie di pericolo. La modernità stordisce. Il chiasso, come la tecnologia, non deve mai ritirarsi e mai lo fa.

Secondo Picard, nulla ha cambiato il carattere umano così tanto come la perdita di silenzio. Thoreau chiamò il silenzio “il nostro inviolabile asilo”, un rifugio indispensabile che deve essere difeso. Il silenzio è necessario contro il suono montante. È temuto dalla manipolatrice culturale di massa, della quale rimane in disparte, un mezzo di resistenza esattamente perché non appartiene a questo mondo. Molte cose possono tuttora essere udite contro lo sfondo del silenzio; perciò è una strada aperta, per l’autonomia e l’immaginazione.

“Il senso si schiude in silenzio”, scrisse Jean-Luc Nancy. Deve essere avvicinato e sperimentato fisicamente, inseparabile dal mondo, nel cuore silenzioso del Se. Può esaltare la nostra incorporazione, un passo qualitativo via dall’impronta della macchina che opera così risolutamente per spogliarci del corpo. Il silenzio può essere di grande aiuto per sbloccarsi dalla prevalente e, fino alla dipendenza, intossicante patologia dell’informazione disseminata nella società. Ci offre il luogo per essere presenti a noi stesse/i, di cavarcela con chi siamo. Partecipi alla reale profondità del mondo in un paesaggio tecnologico sempre più scialbo e livellato.

Il bilancio della filosofia nei confronti del silenzio è generalmente desolato, in pratica è l’esatto indicatore del suo fallimento complessivo. Socrate giudicò che il silenzio è il reame del nonsense, mentre Aristotele sostenne che stare in silenzio provoca flatulenza. Tuttavia Raoul Mortley riusciva ad individuare una “insoddisfazione crescente con l’uso delle parole”, “un enorme incremento nel linguaggio del silenzio” nella Grecia classica.

Molto più tardi Pascal era terrificato dal “silenzio dell’universo”, e Hegel sentiva chiaramente che ciò che non poteva essere detto era semplicemente il non vero, che il silenzio era una deficienza da superare. Schopenhauer e Nietzche sottolinearono il valore della solitudine come prerequisito, divergendo da Hegel (ed altri) contrario al silenzio.

Giustamente ben noto è un commento su Ulisse e le Sirene di Horkheimer ed Adorno. Descrivono l’intenzione delle Sirene di deviare Ulisse dal suo viaggio simile a quella di Eros che tenta di fermare le forze della civilizzazione repressiva. Kafka credeva che il silenzio è un mezzo più irretibile del canto.

Secondo Herbert Spiegelberg “La fenomenologia inizia nel silenzio”. Porre i fenomeni o gli oggetti in qualche modo prima delle costruzioni creative, era la sua nozione fondante. Oppure come l’aveva Heidegger, c’è un pensiero più profondo e rigoroso di quello concettuale, e parte di questo richiede un rapporto primordiale tra silenzio e comprensione. Il postmodernismo, e Derrida in particolare, negano la molto diffusa coscienza dell’inadeguatezza del linguaggio, asserendo che le lacune di silenzio nel discorso, per esempio, sono barriere al significato ed alla forza. Infatti Derrida fustiga fortemente “la violenza del silenzio primitivo e prelogico”, denunciando il silenzio come nemico nichilista del pensiero. Tale laboriosa antipatia dimostra l’insensibilità di Derrida verso la presenza e la grazie, ed il terrore che il silenzio esercita su qualcuno per cui il simbolico è tutto. Wittgenstein comprese che qualcosa pervade ogni cosa esprimibile a parole, qualcosa che lei stessa non è esprimibile a parole.

Ecco il senso delle ultime righe del Tractatus Logico-Philosophicus: “Di ciò che non si può parlare, dovremmo starcene in silenzio.”

Può il silenzio essere considerato, ed avvicinato, senza reificazione, nel qui ed ora? Io penso che può essere un modo aperto, corroborante di conoscere, una condizione feconda. Il silenzio può anche essere una dimensione dell’ansia, della prostrazione, addirittura di pazzia e suicidio. Infatti, è molto difficile deificare il silenzio, di congelarlo in una qualsiasi cosa non-vivente. Nel contempo la realtà che interroghiamo è mura; un indice della profondità del silenzio tuttora presente? Lo stupore può essere la domanda che meglio dà risposte, silenziosamente e profondamente.

“Il silenzio e talmente accurato” disse Mark Rothko, una frase che mi ha intrigato per anni. Troppo spesso interrompiamo il silenzio, solo per dar voce a qualche dettaglio che manca in un senso generale di cui siamo parte, e quanti modi esistono per distruggerlo! Nell’inverno Antartico del 1933 Richard Byrd registrò:”Fatta la mia solita passeggiata delle quattro di pomeriggio…mi sono fermato ad ascoltare il silenzio…il giorno stava morendo, la notte nascendo – ma con grande pace. Qui ci sono imponderabili processi e forze del cosmo, armoniosi e senza suoni.” Quante cose sono rivelate nel silenzio attraverso le profondità ed i misteri della natura vivente. Annie Dillard forniva pure una meravigliosa risposta al frastuono:”Ad un certo punto dici ai boschi, al mare, alle montagne, al mondo, ora sono pronta. Ora voglio fermarmi ed essere pienamente attenta. Svuoti te stessa ed attendi, ascoltando.”

Non è solo il mondo naturale ad essere accessibile via silenzio. Cioran indicava i segreti nel silenzio delle cose, decidendo che “Tutti gli oggetti hanno un linguaggio che possiamo decifrare solo in silenzio totale”. In Tha body’s Recollection of Being David Michael Levin ci consiglia di “apprendere a pensare col corpo...dovremmo ascoltare in silenzio la nostra esperienza fisicamente sentita.” E nella sfera interpersonale, il silenzio è il risultato d’empatia e d’essere capiti/e senza parole molto più profondamente che altrimenti.

La gente Nativa Americana sembra aver riposto sempre molto valore nel silenzio e nell’esperienza diretta, e nelle culture indigene in generale, il silenzio denota rispetto ed auto-cancellazione. È nel centro dell’Aspirazione alla Visione, il periodo solitario di digiuno e aderenza alla Terra per scoprire il proprio sentiero di vita. L’Inuit Norman Hallendy assegna più introspezione allo stato silenzioso di consapevolezza chiamato inuinaqtuk che al sognare. Guaritrici e guaritori della gente Nativa frequentemente sottolineano il silenzio come sostengo alla serenità ed alla speranza, mentre il silenzio è richiesto per un buon successo nella caccia. Questo bisogno d’attenzione e di quiete potevano ben essere fonti chiave per l’apprezzamento indigeno del silenzio.

Il silenzio risale fin nella presenza e comunità originale, prima che il simbolico compromise sia il silenzio che la presenza. Depreda ciò che Levinas chiamò “l’unità della rappresentazione” che opera sempre per zittire il silenzio e lo sostituisce con l’irrequietezza delle strutture simboliche. La radice latina per silenzio, silere, dire niente, è collegata a sinere, permettere di essere in un luogo. Siamo attratti da questi luoghi dove il linguaggio al più cade, e al più in modo cruciale, silente. Il tardo Heidegger apprezzò il reame del silenzio, come anche Holderlin, come uno dei punti di riferimento importanti, specialmente nei suoi Late Hymns – Inni Tardi. L’insaziabile brama che Holderlin espresse con tale forza, non solo era collegata ad un’originale e silenziosa integrità, ma anche alla sua crescente comprensione che il linguaggio deve sempre ammettere le sue origini nello smarrimento.

Un secolo e mezzo più tardi, Samuel Beckett fece uso del silenzio come un’alternativa al linguaggio. In Krapp’s late Tape ed altrove, l’idea che ogni linguaggio è un eccesso di linguaggio è fortemente vendibile. Beckett deplora che “nella foresta dei simboli” non c’è mai quiete, e brama poter sfondare il velo del linguaggio per arrivare al silenzio. Northrup Frye ritenne che lo scopo dell’opera di Beckett “stava in null’altro che nella ricostituzione del silenzio.”

I nostri Se più incorporati, vi-in-questa-terra realizzano al meglio i limiti del linguaggio e, infatti, il fallimento del progetto della rappresentazione. In questo stato è facilissimo capire l’esaurimento del linguaggio, ed il fatto che siamo sempre una lunghezza di parola dall’immediatezza. Kafka parlò di questo in “Nella colonia penale” dove la macchina da stampa faceva anche da strumento di tortura. Secondo Thoreau “come la più vera società s’avvicina sempre di più alla solitudine, il miglior discorso cade, infine, nel silenzio.” Inversamente, la società di massa bandisce la chance dell’autonomia, esattamente come dichiara scaduto il silenzio.

Holderlin pensò che il linguaggio ci proietta dentro il tempo, ma è il silenzio che ci tiene fuori. Il tempo aumenta nel silenzio; sembra non fluttuare, ma durare. Varie temporalità sembrano vicine alla perdita delle loro barriere; passato, presente, furto meno divisi.

Ma il silenzio è una struttura variabile, non un’uniformità o un’astrazione. La sua qualità non è mai lontana dal proprio contesto, nel senso che è il campo del non-mediato. Non come il tempo, che per tanto a lungo è stato una misura dell’alienazione, il silenzio non può essere spazializzato o convertito in mezzo di scambio. Questo è perché può essere un rifugio dalla perpetuità del tempo. Gurnemanz, aderente all’apertura del Parsifal di Wagner, canta “qui il tempo diventa spazio.” Il silenzio evita questa dinamica primaria della dominazione.

Eccoci qui, con la macchina che c’invischia nei suoi vari assalti al silenzio ed a così tanto d’altro, intromettendosi profondamente. La nota che la gente nordamericana spontaneamente canticchia o canta è il bemolle naturale, suono che corrisponde ai 60 cicli il secondo d’alternanza americana della corrente elettrica. In Europa è il do diesis minor ad essere “naturalmente” cantato, in accordo con i 50 cicli d’alternanza per secondo della corrente elettrica. Nella globalizzante ed omogeneizzante Zona rumore saremo presto ancora più armonizzati. Pico Ayers vi si riferisce come “al mio crescente senso di un mondo che sta cantando la stessa canzone in cento accenti tutti in una volta.”

Abbiamo bisogno di un rifiuto del muggito della standardizzazione, del suo chiasso-informazione e dei suoi modi di “comunicazione” spoliatori e superficiali. Un No all’inalterabile e colonizzante capacità di penetrazione del non-silenzio tanto ambizioso in ogni non-luogo. L’aumento delle dimensioni del fracasso, con i decibel sempre più ticchettanti ed il loro inquinante raggio d’azione, il degradante mondo-massa, ecco il Rumore Bianco di Don DeLillo.

Il silenzio è un severo rimbrotto a tutto questo, ed una zona per ricostituire noi stesse/i. s’accumula in natura, e può aiutarci a raccogliere noi stesse/i per le battaglie che la faranno finita con il degrado. Il silenzio come un potente attrezzo della resistenza, ecco la nota non udita che precede l’insurrezione. Era, per esempio, quel che gli schiavisti temevano più d’ogni cosa. In varie tradizioni spirituali asiatiche, la muni, la persona votata al silenzio, è la persona con la maggiore capacità ed indipendenza – quella che non ha bisogno di un maestro per l’illuminazione.

Le passioni più profonde sono nutrite in modi e profondità silenziose. Come se non in questo modo è meglio espresso il rispetto per la morte, l’amore intenso meglio trasmesso, sono meglio sperimentati i nostri più profondi pensieri, sono meglio sperimentate le nostre più profonde visioni, il mondo incontaminato più direttamente goduto? In questo mondo funestato d’afflizione, secondo Horkheimer “diventiamo più innocenti” con l’afflizione. E forse più aperti al silenzio, come conforto, alleato e baluardo.

Postato da: Mele_Troppo_Marce a 07:20 | link | commenti (1)

mercoledì, 23 luglio 2008

.......il lavoro distrugge...annienta....eppure si ha bisogno di due lire per campare...due lire....magari.......nemmeno i dottori hanno il coraggio di ammetterlo.....come potrebbero?.....nemmeno i tuoi colleghi ti credono....la famosa solidarietà è un concetto preso a calci nel culo da tutti....vaffanculo...vaffanculo davvero......la volontà di spalancarvi la bocca e di farvi ingoiare tutto...dall'inizio alla fine...e nemmeno allora capirete....

1) qui sotto piccole cose, qualcuno sa perchè...

2) non mangiate ravioli secchi

3) mangiate barbabietole azzurre con la cresta...molto gustose....

4) e gelato al cioccolato...consigliatissimo...

hchecovelkaheim

Postato da: Mele_Troppo_Marce a 19:18 | link | commenti (7)

lunedì, 21 luglio 2008

Senza nome

Postato da: Mele_Troppo_Marce a 16:13 | link | commenti (3)

sabato, 19 luglio 2008

...pioggia...e risvegli di sole...l'estate sta finendo qualcuno cantava...o magari non è mai cominciata....oppure l'estate è ora di slegarla dalla necessità a tutti i costi di viaggiare...spostarsi...necessità...obblighi...le settimane scorrono continue...i ricordi di Genova....acuiti dai processi....dai giorni....dalle morti........e quanto clamore per la morte di un coglione come Funari...sempre schifo mi ha fatto....tanto......la benzina a prezzi impossibili....un personaggio che sta crescendo nelle mie dita....nelle mie giornate....sulla pagina bianca.....la sensazione di stupore ogni volta che una frase si ritrova...s'aggiusta....il punto finale....la linea rossa che cancella errori...imprecisioni....capitoli aggrovigliati...come la pianta della mia casa....l'ho rivista questa settimana...l'aveva comprata la mia nonna materna agli inizi degli anni '80...finì per odiarla perchè non nascevano nuove foglie...rimaneva sterile....grigia.....lei è morta nel 1987...ed incredibilmente si è svegliata...le foglie son nate a decine...ed ora è alta quanto il mobile del salotto....sale...si riproduce...cerca la luce....e mia madre la accudisce come la terza figlia che non ha avuto...io so che quando morirà si sarà rotto un incantesimo...e pioveranno rane....arriveranno sciami di cavallette....e ci sarà da scappare....fuggire....ricominciare.

Editors+-+An+End+Has+A+Startselfportrait_seth

Postato da: Mele_Troppo_Marce a 08:45 | link | commenti (2)

venerdì, 18 luglio 2008

...si leggono gli esami a testa in giù...sono bravo solo a leggere....a tenere il fiato...finalmente qualche chilometro oggi....serve....serve.....e posso sorridere un po'.....

Postato da: Mele_Troppo_Marce a 09:08 | link | commenti (1)

martedì, 15 luglio 2008

...farsi fare gli esami da una tipa che già mi picchiava alle elementari è stata una bella esperienza....all'inizio non mi ha riconosciuto...poi, sì...e credo che ci abbia goduto parecchio ad infilare l'ago e ad aspettare le numerose fiale che si riempivano...ha sorriso...mi ha stretto la mano, ha chiesto di mia sorella....poi la frase standard "Ma tu ti vesti sempre di nero?"...
beh sì....nella sala d'aspetto c'erano tre donne tutte vestite come me...mi sono sentito un po' a casa....ho aspettato....poi mio padre mi telefona e dice "Ho picchiato la panda...ma non è successo niente"...si è costretti a sorridere....e tutti i tuoi dolori passeranno...io ci credo...lo sai.

Postato da: Mele_Troppo_Marce a 08:45 | link | commenti

sabato, 12 luglio 2008

Non me ne frega un cazzo dell'I-Phone o come cazzo si chiama. Non ho capito cos'è e soprattutto a cosa serve. Ho seguito distratto un paio di servizi alla tv, ho ascoltato per strada due giovani che lo mostravano orgogliosi al mondo come un trofeo di battaglia. E sono rimasto del tutto indifferente. Mi invogliava certamente di più un con gelato retto da un bambino seduto su una panchina. I livelli di stupidità non hanno confini. Ho sentito qualcuno dire, "Il mondo in tasca". ha tutto. ha tutto. quale mondo? cos'è tutto? Ma davvero la gente ci crede? sono sempre più sconvolto. E si ritrovano pure in colonna per acquistarlo per primi. Poveri diavoli. E poi piangono. Piangono sempre che non hanno soldi e poi vogliono l'oggetto da 600 euro che gli servirà per: scrivere messaggi del cazzo, scaricare musica, trovare la strada da casa al locale a 200 metri...e poi? poi?...ma me lo sapete dire? E poi questa cosa del mondo...un mondo senza confini....quando invece mai come oggi il mondo sia un mondo di confini, muri....e la gente viaggia....turismo sfrenato...il mito del viaggiatore....quante stronzate.....l'ennesimo contentino che ti danno per farti accettare la merda che mastichi ogni giorno per 330 giorni all'anno....e a cosa serve viaggiare, se la gente è sempre più gretta, indifferente, chiusa, cattiva? a cosa serve?...boh...non lo so davvero...scusate l'umore....aggravato dalla consapevolezza della sanità assassina svizzera....un modello produttivo a cui tutti ormai tendono....(vedi Santa Rita)....casse malati....medici impauriti....i quali, per paura di essere accusati di ineconomicità, non prescrivono esami, medicine, rifiutano pazienti cronici...se hai i soldi (oppure vuoi indebitarti), ti curi, altrimenti cazzi tuoi...e così mi chiedo, se lunedì, per sfiga, il medico mi dice: devi fare un eco-doppler, quanto devo aspettare? quanto mi costa? quanti pareri dovrò ascoltare....uno discorde dall'altro come al solito....io li odio i medici...li ho sempre odiati....come mi devo comportare....? intanto sorrido......

postille: un sollievo per eluana, finalmente.....l'accompagnerei con una canzone dei sigur ros....che domani suonano a milano e costano una cifra...bastardi....

Postato da: Mele_Troppo_Marce a 09:26 | link | commenti (4)

...beh, comincio con un po' d'anticipo....un libro che attendo da tempo dell'amico paolo mascheri....esce a settembre....mascheriG

di Paolo Mascheri

Il gregario
173 pagine - settembre 2008
ISBN 978-88-7521-181-3

Prezzo di copertina: € 11,00 -sconto 10% € 9,90

Ventotto anni, una laurea per ereditare controvoglia la professione del padre, il protagonista di questo romanzo conduce un’esistenza fatta di giornate identiche e ripetitive. Ha un lavoro e uno stipendio sicuri. È fidanzato con una ragazza che gli garantisce stabilità emotiva e una soddisfacente routine sessuale. Ha abbandonato da tempo le giovanili velleità artistiche. Una vita normale in un’opulenta città della provincia cronica che tuttavia sembra aver riempito lentamente il protagonista di frustrazioni e cupo malessere. E anche quando proverà a dare una svolta alla propria vita e a emanciparsi da tutto ciò che gli impedisce di diventare adulto (il rapporto fatto di conflitti e amore viscerale con un padre carismatico e dispotico e la stanca relazione con la fidanzata di sempre) il protagonista si troverà faccia a faccia con una realtà cinica e miserabile: l’Italia di questi anni. Ambientato in una Toscana lontana dallo stereotipo del Chiantishire da cartolina, pullulante invece di capannoni industriali, outlet, locali equivoci e ragazze dell’est che inseguono voracemente il benessere, Il gregario è un romanzo sul declino italiano ma anche una profonda riflessione sul devastante e struggente legame tra un padre e un figlio. 

Postato da: Mele_Troppo_Marce a 09:16 | link | commenti (2)

mercoledì, 09 luglio 2008

...e così si riformano i massimo volume...suonano a torino....avrei voglia di vederli...ricordo ancora quel concerto al tunnel di milano...suonò anche moltheni, trattato dal pubblico in maniera indecorosa (tanto per far capire, quanto spesso facciano schifo i fans dei gruppi "alternativi")...ma devo anche ammettere una certa dose di trsistezza....di brutto stupore....non ho passato questi anni a sperare di rivederli....a sperare che si riformassero....le storie finiscono. e finiscono. questa reunion mi sembra come quella dei sex pistols e di tutti gli altri gruppi storici che si riformano....puzza di stantio...di vecchio.......ero così felice che ognuno avesse preso strade personali....pur non apprezzandole decisamente....Emidio è un persona veramente in gamba...stupenda...me lo ricordo ancora il suo abbraccio...le sue battute...i suoi baci sulle guance...la bibita offerta....i consiglie...sa scrivere bene...sono carini i suoi libri....meglio di molti altri che vengono pubblicati in italia...ma non è certamente questo grande scrittore....El Muniria...è un buon progetto....ma non sono così tanto sicuro che sarebbe stato apprezzato se non ci fosse stato Emidio...preferisco la strada intrapresa da Sommacal...che mi ha fatto piacere ritrovarmelo anche nel tappeto sonoro realizzato per Pontiac....

ma non lo so.

ieri sera ci ripensavo.

ero nel dubbio.

potevo sfruttare mia sorella che doveva già andare a torino.

ma no.

non ho voglia di altri cimiteri, di star al declino che continuano a cantare, recitare.

di fans che vivono nell'ossessione.

no.

non mi va.

me ne tengo fuori.

Postato da: Mele_Troppo_Marce a 07:52 | link | commenti (6)

lunedì, 07 luglio 2008

....che dispiacere non poter vedere dal vivo Cat Power....una grande tristezza....sarà per la prossima volta...che poi dico sempre così.......son almeno felice di aver visto gli amici Manetti!....in un grande concerto...sono sempre meglio....andateli a vedere dal vivo....terrificante....e intanto prosegue l'estate...fra pioggia e nubifragi... niente vacanze....mi sembra logico nelle mie condizioni....ma poi leggo questo libro Zeroville...e il mio sogno di andare in america aumenta sempre di più.......lo farò....un viaggio lontano da mete turistiche....le solite vie....ho miliardi di cose da vedere......fin da piccolo lo preparo....spesso si arrichisce di nuovi particolari....verrà il giorno....CAT POWER & THE MEMPHIS RHYTHM BAND4526046_0

Postato da: Mele_Troppo_Marce a 08:34 | link | commenti (5)